Project Description

Pietà (Cristo morto sorretto da quattro angeli), Giovanni Bellini, 1470 ca.
Museo della Città di Rimini “Luigi Tonini”, Rimini

Progetto
Restauro della Pietà (Cristo morto sorretto da quattro angeli), Giovanni Bellini, 1470 ca.

Luogo
Museo della Città di Rimini “Luigi Tonini”, Rimini

Direzione lavori
Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini

Ditta esecutrice
C.B.C. – Conservazione Beni Culturali

Alta sorveglianza
Sonia Revelant

Donazione
François Droulers
Marco Voena

Inizio lavori
Agosto 2025

Fine lavori
Novembre 2025

Finanziamento
52.000,00€

Venetian Heritage ha finanziato, grazie al prezioso contributo di François Droulers e Marco Voena, il restauro della Pietà (Cristo morto sorretto da quattro angeli) dipinta da Giovanni Bellini intorno al 1470 e conservata presso il Museo della città di Rimini “Luigi Tonini”.

La tavola fu probabilmente commissionata da Rainerio di Lodovico Migliorati, raffinato umanista e consigliere della famiglia Malatesta. Destinata inizialmente alla cappella di famiglia nella chiesa di Sant’Antonio Abate a Rimini – oggi scomparsa – l’opera fu collocata, dopo la morte di Rainerio, nel vicino Tempio Malatestiano, per poi essere affidata, in una data compresa tra il 1805 e il 1851, al Comune di Rimini.

In quest’opera Bellini rinnova il tradizionale tema bizantino dell’Imago Pietatis, trasformandolo in un’immagine di intensa umanità e meditazione. Al centro della composizione domina il corpo nudo e senza vita di Cristo, rappresentato a mezza figura, con i segni della Passione – le ferite dei chiodi, la piaga del costato e la corona di spine sul capo. Non è illustrato un preciso episodio evangelico: l’immagine si colloca idealmente tra la deposizione dalla croce e la resurrezione, ma vive in una dimensione senza tempo, concepita per invitare il fedele alla contemplazione del mistero divino.

Attorno al corpo di Cristo, quattro angeli fanciulli partecipano alla scena, osservando i segni della sua sofferenza con espressioni di compassione. Uno di loro, in primo piano, sostiene delicatamente il corpo per impedirgli di ricadere all’indietro: un gesto più simbolico che pratico, ma carico di intensa emozione.

La Pietà ha una storia conservativa lunga e complessa. Il primo importante restauro, a cura di Mauro Pellicioli, venne eseguito nel 1929, prima della grande mostra londinese dedicata alla pittura italiana in cui l’opera venne esposta. Il dipinto fu nuovamente restaurato da Pellicioli nel 1949, ma è nel 1969 che subì l’intervento conservativo più rilevante della sua esistenza: a causa del grave stato in cui versava la tavola lignea originaria, Otello Caprara e Ottorino Nonfarmale furono costretti a rimuoverla, trasferendo la pittura su un nuovo supporto in vetroresina, sostenuto da una struttura reticolare in alluminio. Un intervento che, per quanto invasivo e rischioso, venne effettuato in maniera esemplare permettendo di preservare l’opera e garantirne la sopravvivenza.

Il recente restauro, a cura di CBC – Conservazione Beni Culturali, si è configurato invece come un’accurata operazione di manutenzione e revisione estetica, volta a restituire leggibilità ed equilibrio cromatico alla Pietà, grazie soprattutto alla rimozione dello strato di vernice fortemente ingiallita, applicato durante l’intervento del 1969.