Project Description

Tesoro di San Salvador
chiesa di San Salvador, Venezia

progetto
restauro del Tesoro e allestimento
degli ambienti espositivi

luogo
chiesa di San Salvador, Venezia

direzione lavori
Soprintendenza per i beni architettonici
e paesaggistici di Venezia e laguna

ditte esecutrici
Re.Co., Roma;
Falegnameria Giorgio Girelli, Venezia;
Impianti elettrici Rado, Venezia;
Loriano Regazzo restauri edili, Venezia;
Arte & Conservazione di Paolo Costantini, Venezia;
M. Bonaldo Marmi, Venezia;
Tappezzerie Giuseppe Fuolega, Venezia;
Sansovino s.n.c. di Antonio Casellati & Francesco Grimaldi, Venezia;

donazione
Louis Vuitton;
Venetian Heritage

parte dell’intervento è stato svolto nell’ambito
del programma congiunto UNESCO-Comitati
Privati Internazionali per la Salvaguardia di Venezia

inizio lavori
gennaio 2012

fine lavori
luglio 2013

finanziamento
183.000, 00 €

Le origini del complesso monumentale di San Salvador, la chiesa e il convento dedicati al Cristo Salvatore, risalgono ai secoli XI-XII. È collocato nel cuore della zona di Rialto, la «riva alta» dell’espansione della città lungo il Canal Grande. Ricostruito più volte, in forme dapprima romaniche poi gotiche, il complesso assunse l’attuale stato nel corso del XVI secolo. Tra gli artisti che vi lavorarono figurano Giorgio Spavento, Tullio Lombardo e Jacopo Sansovino. La chiesa ospita numerose e importanti opere d’arte. Nel tardo Settecento, negli anni che videro dapprima la crisi e poi la scomparsa della Repubblica Veneta, il convento di San Salvador conobbe anch’esso un declino che mise in pericolo la conservazione stessa dell’edificio. A seguito della soppressione dei beni ecclesiastici del 1806, il convento di San Salvador venne destinato a caserma; tale utilizzo perdurò anche sotto la dominazione austriaca. Dopo l’Unità d’Italia il convento rimase caserma del Battaglione di Fanteria. Gli unici due ambienti del convento che non subirono le trasformazioni ottocentesche sono quelli adiacenti alla sacrestia e tuttora connessi alla chiesa. Trattasi di due sale che si affacciano sul chiostro sansoviniano, una delle quali si presenta con un soffitto a volte a crociera e peducci in forma di capitelli in pietra d’Istria. Queste sale furono utilizzate come depositi fino al 2011, quando, in accordo con l’Ufficio per i Beni Culturali del Patriarcato di Venezia e la competente Soprintendenza, si decise di avviarne il restauro completo con l’intento di installarvi l’esposizione permanente del Tesoro della chiesa di San Salvador. L’intervento ha riguardato il restauro delle volte a crociera della sala e del corridoio; l’esecuzione di una nuova pavimentazione in marmo bianco e rosso di Cattaro; il restauro di tutti gli elementi architettonici lapidei, delle antiche porte in legno di noce, delle finestre con vetri a piombo. Completati gli interventi di restauro conservativo, è stato di seguito realizzato l’arredo, completo di sistema d’illuminazione a LED, destinato a contenere ed esporre il Tesoro. L’intervento si è concluso con l’installazione di un nuovo impianto di illuminazione generale degli ambienti e di un adeguato sistema di allarme antifurto. Louis Vuitton e Venetian Heritage, oltre ai sopramenzionati interventi, hanno finanziato il restauro degli oggetti liturgici e dei reliquiari che costituiscono il Tesoro della chiesa di San Salvador. La maggior parte di essi (calici, pissidi, ostensori e altri oggetti) sono realizzati in lamina di argento sbalzata e cesellata; alcuni sono parzialmente dorati. Tra gli oggetti più belli e preziosi vi sono anche due crocifissi in avorio con croci in legno rivestito in ebano con intarsi in tartaruga. Tutte le opere si presentavano con depositi di polvere, anche consistenti, e le parti metalliche erano velate da uno strato di sulfurazione generalmente non troppo spesso. Alcuni oggetti erano stati restaurati in occasione della mostra Il Tesoro di San Salvador, arte orafa a Venezia tra fede e devozione, tenutasi presso la Scuola Grande di San Teodoro alla fine del 2008. L’intervento è consistito in una pulitura superficiale eseguita a tampone con sostanze abrasive in polvere finissima (carbonato di calcio o bicarbonato di sodio). Nei casi di sulfurazione più consistente sono stati eseguiti impacchi localizzati con EDTA trisodico applicato in forma di gel, facendo poi seguire una rifinitura meccanica a tampone e un accurato risciacquo in acqua deionizzata per la rimozione dei residui. Sono stati consolidati gli elementi mobili o pericolanti tramite il fissaggio, la riparazione o la sostituzione dei vincoli allentati, mancanti o deteriorati. Gli oggetti in argento sono stati infine protetti con un triplice strato di resina nitrocellulosa, per rallentare la formazione di un nuovo strato di sulfurazione.