Project Description

Restauro del monumento funebre a Nicolò Orsini
basilica dei Santi Giovanni e Paolo, Venezia

progetto
restauro del monumento funebre a Nicolò Aldobrandino Orsini

luogo
basilica dei Santi Giovanni e Paolo, Venezia

alta sorveglianza
Soprintendenza belle arti e paesaggio per Venezia e laguna

ditte esecutrici
Roberto Bergamaschi, Venezia;
Re.Co., Roma;
Ott Art Products for Art, Venezia

donazione
Domenico e Martine Orsini;
Venetian Heritage

inizio lavori
aprile 2016

fine lavori
settembre 2016

finanziamento
103.000,00 €

La basilica dei Santi Giovanni e Paolo è il pantheon della Repubblica di Venezia. Vi trovano sepoltura numerosi dogi e importanti personaggi che, con le loro gesta, hanno contribuito alla gloria della Serenissima: come Dionigi Naldi da Brisighella e Leonardo da Prato, che occupano le rispettive tombe nella basilica, Nicolò di Aldobrandino Orsini, principe di Nola e conte di Pitigliano, fu condottiero al servizio della Repubblica durante la guerra della Lega di Cambrai. Nato nel 1442 da una famiglia che aveva dato capitani a Venezia per un secolo, Orsini fu ricompensato con l’elezione al Maggior Consiglio nel 1509, diventando così patrizio onorario assieme ai suoi discendenti. Capitano generale dal 1504, Orsini era il comandante supremo delle forze veneziane quando morì sul campo a Lonigo (nei pressi di Vicenza), nel gennaio del 1510. Le fastose esequie del condottiero si svolsero nella basilica dei Santi Giovanni e Paolo. Nella sua orazione, Giovanni Battista Egnazio deplorò la scomparsa di Orsini, non solo in quanto perdita di un soldato leale e valoroso, ma anche perché verificatasi in un momento tanto disastroso, ed esortò la Signoria a far sì che il condottiero fosse ricordato in eterno erigendo in suo onore una statua equestre d’oro. Nel gennaio del 1513 il sepolcro era in via di edificazione e venne terminato nel dicembre del 1514. Il monumento funebre a Nicolò Orsini, insieme a quelli di fra’ Leonardo da Prato e di Dionigi Naldi, furono le prime tombe veneziane mai erette a spese della Repubblica. Il sepolcro Orsini riprese il formato dell’arco di trionfo del monumento funebre al doge Nicolò Marcello; come quest’ultimo, il monumento si trova in posizione sopraelevata sul muro. Alla base del sepolcro, l’epitaffio occupa tutto il lato anteriore del cassone, posato su quattro mensole. Sopra la base, un arco centrale alto e ampio è affiancato da ali più strette e rientranti con nicchie a tutto sesto. La nicchia di sinistra ospita la statua della Prudenza, opera dello scultore Antonio Minelli, di dimensioni superiori alla grandezza naturale; sotto il piede spunta un serpente, consueto attributo di questa virtù; sulla destra, la statua della Fede, anche questa opera di Minelli, reggeva in origine un calice e una croce. Durante il restauro è stato ritrovato il calice. Su una piattaforma sorretta da sei mensole, che sporge davanti all’arcata centrale, è raffigurato Orsini in sella a un cavallo che procede al passo. Mentre il cavallo è originale, l’attuale cavaliere è un rimpiazzo del 1729 realizzato dall’intagliatore Michiel Fanoli. Sebbene il Senato avesse chiesto a quest’ultimo di eseguire una riproduzione accurata del ritratto originale, la figura rivela chiaramente la propria origine barocca nella veemente torsione, nei contorni aperti e interrotti, nelle piume e nella fascia svolazzante che decorano la sua elaborata armatura. Al centro dell’attico si osserva una lunetta con l’insegna veneziana tradizionale del leone di San Marco, sormontata da un basso timpano e fiancheggiata da scudi con gli stemmi della famiglia Orsini. Gli epitaffi di Orsini, Naldi e fra’ Leonardo indicano con chiarezza che i monumenti furono concessi ai condottieri dal Senato in segno di gratitudine, per la lealtà e la forza d’animo con cui avevano combattuto in nome della Repubblica. Di fatto l’epitaffio di Orsini fa specifico riferimento alle illustri gesta del capitano a Padova. Gli interventi di restauro hanno affrontato le problematiche, prevalentemente di natura estetica, presenti sulle superfici lapidee decorate e sulla scultura lignea: la polvere depositatasi aveva alterato le cromie delle decorazioni, offuscando e ingrigendo il naturale colore della pietra, degli inserti marmorei, rendendo quasi illeggibili le cromie presenti sugli stemmi araldici. Le dorature presentavano alcuni distacchi. Si potevano inoltre osservare varie integrazioni eseguite con materiali non idonei che nel tempo si sono alterate modificandosi cromaticamente.