Project Description

Marte, Adamo ed Eva
sculture di Antonio Rizzo, 1472 circa, Palazzo Ducale, Venezia

progetto
restauro delle tre statue raffiguranti Marte, Adamo ed Eva

luogo
Palazzo Ducale, Venezia

alta sorveglianza
Soprintendenza belle arti e paesaggio di Venezia e laguna

ditta esecutrice
Jonathan Hoyte

donazione
Peter Marino;
Venetian Heritage

parte dell’intervento è stato svolto nell’ambito del programma congiunto UNESCO-Comitati Privati Internazionali per la Salvaguardia di Venezia

inizio lavori
aprile 2015

fine lavori
lavori in corso

finanziamento
225.500,00 €

installazione del laboratorio temporaneo
Ott Art Products for Art, Venezia

comitato scientifico
Amalia Donatella Basso;
Gabriella Belli;
Toto Bergamo Rossi;
Francesco Caglioti;
Emanuela Carpani;
Maria Cristina Improta;
Alessandro Longega

consulente
Lorenzo Lazzarini

ricerche storiche
Paolo Delorenzi;
Anna Pizzati

campagna di rilevamento fotogrammetrico
Università di Padova, dipartimento di Ingegneria Civile, Edile e Ambientale

analisi scientifiche
CNR

Antonio Rizzo fu tra i maggiori protagonisti del primo Rinascimento veneziano. Veronese d’origine – città dove non rimangono tracce dei suoi esordi – si affermò a Venezia dopo alcuni soggiorni a Padova, dove poté ammirare le sculture di Donatello nella basilica del Santo e gli affreschi di Mantegna nella chiesa degli Eremitani. Visitò sicuramente Firenze, dove ammirò le opere di Luca della Robbia e di Desiderio da Settignano.
Nel 1465 il doge Cristoforo Moro incaricò Antonio Rizzo di realizzare tre altari nella basilica di San Marco. Nel 1469 sostituì Niccolò di Giovanni Fiorentino come caposcultore dell’Arco Foscari, sul lato prospiciente il cortile di Palazzo Ducale.
La statua raffigurante Marte, attualmente in restauro, fu tra le prime sculture eseguite da Rizzo per il completamento dell’Arco Foscari entro il 1470 e rivela ancora uno stile ispirato a Donatello e a Mantegna. L’influenza di Antonio Pollaiuolo, chiaramente visibile nell’Adamo, ora in restauro, conferma l’ipotesi che lo scultore si sia recato una seconda volta a Firenze verso il 1470, dove vide anche la scultura classica della Venere pudica, che lo ispirò per la creazione di Eva.
Nel 1474 e nel 1478 partecipò alla difesa della città di Scutari (in Albania), all’epoca parte dei domini della Serenissima, assediata dagli Ottomani. Rizzo si distinse per i suoi servigi e fu anche ferito in battaglia. Nel 1479 Venezia dovette lasciare la città albanese e alcune isole nell’Egeo, e poco dopo il pittore Gentile Bellini e lo scultore Bartolomeo Bellano furono inviati in segno di pace a Costantinopoli, alla corte di Maometto II. Tra il 1476 e il 1480 Rizzo eseguì la tomba del doge Niccolò Tron nella basilica dei Frari, il più grandioso monumento funebre del Quattrocento veneziano, scolpito in forme oramai compiutamente rinascimentali. Nel 1484 divenne proto, massima carica affidata dalla Repubblica Serenissima a un architetto. A lui si deve la ricostruzione dell’ala orientale di Palazzo Ducale, attigua alla basilica di San Marco, distrutta dall’incendio del 1483, e la successiva decorazione lapidea della facciata verso il rio della Canonica, di parte di quella prospiciente il cortile interno e la creazione della monumentale scala, detta Scala dei Giganti, così denominata per le statue di Marte e Nettuno scolpite da Jacopo Sansovino, e qui poste nel 1567. Rizzo conservò la carica di proto fino al 1496 quando fu accusato di aver falsificato la contabilità per la ricostruzione di Palazzo Ducale. Avvisato per tempo dell’indagine in corso, Rizzo liquidò le sue proprietà a Venezia e riparò in Romagna. Nel 1498 era presente a Cesena. Nel maggio 1499 lo scultore era ancora vivo, ma non ci sono pervenute altre notizie e si suppone che non sopravvisse a lungo alla sua disgrazia.
Le statue di Adamo ed Eva occupavano originariamente le nicchie della facciata orientale dell’Arco Foscari, di fronte alla Scala dei Giganti, anch’essa opera di Antonio Rizzo, nel cortile di Palazzo Ducale. Le sculture sono in marmo bianco di Carrara, materiale all’epoca molto pregiato, proveniente dalla Toscana e anticamente utilizzato per l’esecuzione di opere di grande importanza. Già all’inizio del Novecento la superficie marmorea delle sculture si trovava in pessimo stato di conservazione a causa dell’erosione provocata dagli agenti atmosferici. Nel 1926 le sculture furono fortunatamente ricoverate all’interno di Palazzo Ducale, e al loro posto furono installate delle copie in bronzo. In alcune immagini fotografiche scattate all’inizio del Novecento, quando le sculture si trovavano ancora nella loro collocazione originaria, sono visibili gli annerimenti diffusi sulla superficie delle statue, causati dall’inquinamento atmosferico, alternati a zone bianche originate dal dilavamento dell’acqua piovana. Tali dilavamenti furono patinati artificialmente con un pigmento scuro e grasso, il quale fu applicato su tutte le sculture, probabilmente con l’intento di dare uniformità cromatica alle superfici. Sono inoltre visibili numerosi graffi lineari provocati dalle lame di ferro utilizzate per l’esecuzione delle forme in gesso, realizzate per la creazione dei calchi delle statue. Anche la statua di Marte fu sostituita da una copia in bronzo e collocata all’interno di Palazzo Ducale tra il 1960 e il 1963.