Project Description

Le fontane veneziane Bembo e Sagredo
Heraklion, Creta, Grecia

progetto
restauro delle fontane Bembo e Sagredo

luogo
Heraklion, Creta, Grecia

direzione lavori
Ministero della cultura e dello sport, Grecia

ditte esecutrici
Re.Co., Roma;
Nikolas Vakalis, Atene

donazione
Regione del Veneto;
Venetian Heritage

inizio lavori
novembre 2013

fine lavori
aprile 2014

finanziamento
110.000,00 €

Fontana Bembo

La fontana Bembo domina la piazza Cornaro di Heraklion ed è stata costruita tra il 1552 e il 1554, per volontà del capitano Gianmatteo Bembo, che realizzò il primo acquedotto a servizio della città. La fontana presenta uno stile architettonico rinascimentale e sul lato principale sono scolpiti gli stemmi di Alvise Gritti, all’epoca duca di Creta, e dei suoi consiglieri Giovanni Tiepolo, Giorgio Emo e Pietro Marin. La fontana aveva in origine anche un frontone, purtroppo successivamente rimosso. La vasca di raccolta dell’acqua è un sarcofago di epoca romana; alla stessa epoca risale anche la statua acefala che decora la parte centrale. Nel 1938, per ampliare la piazza, venne rimossa la cisterna di stoccaggio originariamente murata sulla parte posteriore della fontana.

Fontana Sagredo

La fontana Sagredo è stata eretta da Giovanni Sagredo, duca di Creta, tra il 1602 e il 1604, per soddisfare le esigenze dei nobili che si riunivano presso la Loggia veneziana. Originariamente si trovava sul lato ovest della chiesa di San Tito, presso l’arsenale (armeria), proprio dietro la Loggia. La fontana è ornata da un rilievo con figura femminile in piedi tra due colonne, con un bastone nella mano destra e uno scudo nella sinistra, che rappresenta la personificazione di Creta. In origine vi era anche una raffigurazione dell’Annunciazione, che era parte del rilievo presente sul sarcofago aggiunto come bacino di raccolta dell’acqua (successivamente trafugato). Durante i lavori di restauro della Loggia, la parte della fontana sopravvissuta è stata spostata dalla sua sede originaria e murata nella parete nord, sul lato verso la chiesa di San Tito.

Stato di conservazione

Le fontane sono di pietra calcarea. Appaiono evidenti i segni del degrado tipico dei manufatti collocati in un contesto urbano, dove l’atmosfera ha un’elevata concentrazione di sostanze potenzialmente dannose. Le principali tipologie di alterazione delle superfici sono: patine di colore grigio-nerastro dovute a colonizzazioni biologiche; depositi e incrostazioni di polvere, particolato inquinato e terriccio; pellicole di colore rosso-arancione; fessurazioni; stuccature, per lo più in cemento, dovute a precedenti interventi; disgregazione e decoesione: soprattutto sulle aree maggiormente lavorate ed esposte all’azione atmosferica, con conseguente fenomeno di erosione; lacune e mancanze.

Il restauro

L’intervento è stato svolto seguendo diverse fasi: interventi conoscitivi e di documentazione; rilevamento dello stato di conservazione dell’intero manufatto con fornitura della mappatura di cantiere; rimozione di depositi superficiali incoerenti o parzialmente aderenti (quali terriccio, guano, polveri); disinfezione e decolorazione delle colonie di microrganismi; pulitura chimica ed estrazione di prodotti estranei assorbiti dal materiale, deturpanti e/o nocivi, di macchie, croste nere; rimozione di stuccature incoerenti eseguite durante precedenti interventi, che hanno perduto la loro funzione conservativa ed estetica. Revisione degli interventi strutturali precedenti e incollaggio di scaglie e frammenti in pericolo di caduta; consolidamento; fissaggio di scagliature ed esfoliazioni; riempimento delle lacune superficiali; protezione superficiale e revisione cromatica ad acquarello per l’equilibratura delle stuccature, per eliminare gli squilibri eccessivi creatisi nel tono generale del marmo e/o tra il marmo e le stuccature.