Project Description

Palazzo Ducale
Venezia, 13 maggio – 24 novembre 2017

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Venetian Heritage

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Canon, ETT

 

Douglas Gordon, Gente di Palermo!

a cura di Mario Codognato

Douglas Gordon (Glasgow 1966) è uno degli artisti più innovativi e influenti della sua generazione, ed uno degli autori che ha più cercato di abbattere le barriere tra le arti, ed in particolare tra arte visiva e cinema. La cinematografia è una controrealtà, una realtà parallela che rispecchia e accompagna le fasi della vita individuale e della storia collettiva. Il cinema, come mezzo e come realtà fisica e sensoriale rappresenta un ready made che l’artista può utilizzare, decontestualizzare, manipolare o riproporre per costruire un nuovo messaggio, al contempo parallelo e originale, familiare e spiazzante. Douglas Gordon ha utilizzato il cinema ed il mezzo cinematografico come uno strumento dalle infinite possibilità di espressione, attraverso il quale analizzare e mettere in discussione le regole della comunicazione sociale, del linguaggio, della percezione degli stimoli ambientali e culturali, della virtualità e della costruzione della memoria. Questo utilizzo ci propone un’infinita gamma di chiavi di lettura e di livelli di interpretazione che ci sollecitano a guardare la banalità del quotidiano e le convenzioni sociali con occhi diversi, mettendo a nudo e sovvertendo i luoghi comuni, linguistici e visivi che disciplinano la nostra esistenza. Nei suoi primi lavori videografici, Gordon utilizza e rielabora con la stessa disinvoltura sia vecchi ed anonimi filmati medico-scientifici sia celebri film che fanno ormai parte dell’immaginario collettivo. In uno dei suoi più celebri lavori 24 Hours Psycho (1993), uno dei più famosi films della storia del cinema è proiettato senza sonoro su un grande schermo alla velocità di due fotogrammi al secondo, anziché di ventiquattro, come normalmente avviene, in modo tale che il compimento del film abbia luogo in un giorno intero. Le sequenze del capolavoro di Hitchcock, tra le più universalmente note, ci rivelano in questa nuova versione di Gordon sempre nuovi ed inaspettati dettagli, situazioni psicologiche e insidie dell’inconscio che ricostruiscono da capo la narrativa dell’immaginario del film, mettendo drasticamente in discussione la nostra presunta familiarità con il plot; un tempo bloccato e quindi ricostruito. L’estremo rallentamento delle sequenze ci rivela le tecniche illusionistiche coercitive nelle quali spesso, attraverso i moderni ed onnipresenti sistemi di comunicazione delle immagini, siamo costretti a provare gioia e paura al di là della nostra volontà.

In Gente di Palermo! il nuovo lavoro che Douglas Gordon presenta in anteprima mondiale nelle Prigioni di Palazzo Ducale a Venezia, l’artista riassembla un filmato amatoriale, girato da lui stesso durante una visita casuale alla Cripta dei Cappuccini a Palermo, un vasto e celebre cimitero sotterraneo che conserva migliaia di cadaveri imbalsamati ed esposti ai visitatori lunghi tetri corridoi. Le mummie, in piedi o coricate, sono divise per categoria sociale, sesso ed età. Camminando per l’ala dedicata ai bambini, l’artista si è imbattuto per caso per un delfino gonfiabile abbandonato, che svolazzava liberamente tra i cadaveri dei fanciulli. Il macabro contrasto tra vita e morte, tra l’aspetto ludico del palloncino e la drammaticità del contesto, è sintetizzato in pochi fotogrammi, carichi di pathos sulla brevità della vita, ma anche sulla macabra ironia di un giocattolo, più consono ad un parco di divertimenti che ad un cimitero, abbandonato nella sezione dedicata ai bambini.

Gordon ha spesso utilizzato nei suoi lavori la contrapposizione dei doppi e degli opposti nel per mettere in discussione le interpretazioni ed i luoghi comuni sul bene e il male, il positivo e il negativo, il maschile e il femminile, il buio e la luce, e come esemplificato dalla cella in cui è esposto questo nuovo lavoro, tra libertà e costrizione.

Nelle parole dell’artista:

Fast forward 30 or so years and I am visiting another place of internment, at the ‘other end’ of Italy, Palermo.
I am travelling to meet a friend and I ask him if we could possibly visit the catacombs of the Cappuccini.
It was very early on a Friday morning, the site was virtually empty of people – living people, I mean.  I have to say that it is not so far in my imagination from many prisons I have visited over the years (I stress, I was visiting).  It is a wonderful and terrifying place: full of men, women and children, still clothed, very dead, but somehow still alive.
Just when I thought I was ‘used to it’, my friend and I turned a corner and were confronted by the most astonishing sight.
Something had been left behind, forgotten about and incarcerated among the dead – imprisoned for no real reason, we supposed.
The unhappy visitor floated around the dead bodies, almost urging them to rise up, fully clothed, as citizens of Palermo, ready to walk again !
Raise the Dead !