Project Description

Crocifisso ligneo policromo della fine del XV secolo
chiesa di San Simeon Piccolo, Venezia

progetto
restauro del Crocifisso ligneo del XV secolo

luogo
chiesa di San Simeon Piccolo, Venezia

direzione lavori
Soprintendenza Speciale per il Patrimonio
storico, artistico ed etnoantropologico e per
il Polo Museale della città di Venezia e
dei comuni della Gronda lagunare

ditta esecutrice
Sansovino s.n.c. di Antonio Casellati
& Francesco Grimaldi, Venezia

donazione
Famiglia Krehbiel;
Venetian Heritage

intervento svolto nell’ambito del programma
congiunto UNESCO-Comitati Privati Internazionali
per la Salvaguardia di Venezia

inizio lavori
ottobre 2011

fine lavori
ottobre 2012

finanziamento
39.000,00 €

L’opera

Esempio abbastanza raro della decorazione ecclesiastica veneziana, il Cristo crocifisso, di considerevole qualità formale, riemersa con particolare evidenza a seguito dell’intervento di restauro, può degnamente trovare posto accanto a quelli di San Giorgio, San Pietro di Castello, Sant’Angelo, San Maurizio e dei Gesuiti. È conservato nella cappella laterale destra della chiesa dedicata ai Santi Simeone e Giuda, detta di San Simeon Piccolo. Non si conosce la collocazione originaria dell’opera. Si sa che dopo il 1559 fu posta nel capitello, tuttora esistente, caratterizzato da un altare in pietra e che si trova tra i due portali dell’edificio, anticamente sede dell’Arte dei tessitori dei panni di lana, sotto la protezione dei Santi Simone e Taddeo.

La tecnica

L’essenza impiegata, un blocco di legno di tiglio, con assemblate solo le braccia, è anche la preferita dagli scultori tedeschi. All’ambito altoatesino pare ispirarsi l’attenzione realistica che sottolinea i segni della sofferenza, specie nel volto, che ricorda le croci della chiesa di San Giorgio Maggiore, ante 1450, e di San Pietro di Castello, influenzate dagli intagli di Giovanni Teutonico. Un accurato intaglio scolpisce la stesura della proporzionata figura di Cristo sulla croce. Il corpo è sostenuto dalle braccia aperte e oblique, tese, con muscoli sottili e contratti, privi di flessioni o cedimenti. I muscoli del torace e del ventre appaiono ben delineati, a sottolineare un’apparenza realistica di concreta corposità. Le gambe, muscolose, si uniscono sovrapponendo il piede destro al sinistro. Il perizoma simula un’unica fascia di tessuto, annodato sulla sinistra con un lungo drappeggio ricadente, caratterizzato da una fattura più rigida e spigolosa, con intaglio che scava maggiormente in profondità. Alla pettinatura dei lunghi capelli, a ciocche intagliate con precisione quasi calligrafica in onde parallele, si accompagna la barba, corta e con la tipica arricciatura a chiocciola che si divide in due fasce di riccioli, ancora di gotica memoria. La forza espressiva culmina nel volto: allungato, magro, scavato, mostra gli occhi socchiusi in un dolore contenuto e la bocca, semiaperta nello spasimo, fa appena intravedere i denti e la lingua, entrambe note di sentito naturalismo, sottolineato anche dal totale abbandono del capo, completamente ricadente verso il basso e appena inclinato a destra, a contrappunto con l’accennata inclinazione del corpo a sinistra, che infonde una leggera enfasi alla rappresentazione, peraltro contenuta entro un pathos moderato.

Il restauro

L’opera si presentava in uno stato di notevole degrado dovuto agli interventi precedenti. La superficie policroma originale era completamente illeggibile a causa di ridipinture, che alteravano la lettura originale del manufatto, presentando una stratificazione, sopra la struttura lignea di preparazione a gesso-colla proteinica; policromia originale a legante proteinico; ridipinture con legante ad olio pigmentato a incarnato. Era necessaria una verifica dei punti di incastro e si ipotizzavano attacchi di insetti xilofagi. Durante il restauro sono state consolidate le parti della policromia decoese e si è iniziata la pulitura dalle polveri grasse, proseguendo con il fissaggio di tutta la superficie policroma e delle parti lignee, con la verifica degli incastri delle braccia. Si è dato quindi inizio alla fase più complessa dell’intervento che è consistito nell’asportazione della ridipintura con apposite soluzioni coadiuvate dall’utilizzo di bisturi. Il restauro è proseguito chiudendo con stuccatura a gesso-colla e ritocco ad acquarello delle lacune e si è protetta la superficie del manufatto con la stesura di un film di cera vergine e carnauba; inoltre è stato applicato un trattamento antitarlo.