Project Description

Crocifisso ligneo del XV secolo
basilica di Santa Maria Assunta, isola di Torcello, Venezia

progetto
restauro del Crocifisso ligneo del XV secolo

luogo
basilica di Santa Maria Assunta,
Isola di Torcello, Venezia

direzione lavori
Soprintendenza Speciale per il Patrimonio
storico, artistico ed etnoantropologico e per il
Polo Museale della città di Venezia
e dei comuni della Gronda lagunare

ditta esecutrice
Giovanna Menegazzi &
Roberto Bergamaschi s.n.c., Venezia

donazione
Venetian Heritage

intervento svolto nell’ambito del programma congiunto
UNESCO-Comitati Privati Internazionali per la Salvaguardia di Venezia

inizio lavori
gennaio 2010

fine lavori
novembre 2011

finanziamento
27.460,00 €

La scultura è collocata sopra l’iconostasi della celebre basilica veneto-bizantina di Torcello, risalente al VII secolo e riedificata nel 1008 per desiderio del neo-insediato vescovo Orso I Orseolo, figlio del doge Pietro II Orseolo: a tale ricostruzione risale l’attuale struttura della cattedrale. Il Crocifisso risale al XV secolo ed è posto a 11 m di altezza, addossato a una croce in legno dipinto di nero, probabilmente non originale. La scultura a tutto tondo è intagliata in legno di tiglio. Il massello principale di grandi dimensioni si estende dal collo ai piedi; la testa è assemblata al corpo mediante lunghi chiodi in ferro (la testa di uno di essi visibile all’interno della bocca del Cristo). L’autore rivela un’ottima conoscenza del supporto ligneo e delle tecniche di esecuzione, come emerge dalla metodologia di fissaggio delle braccia al torso, dove i grossi perni ricavati dagli stessi masselli costituenti gli arti sono alloggiati in apposite sedi scavate nel tronco e incollati. Sono evidenti molti altri masselli di dimensioni più ridotte che completano l’intaglio, fissati nella parte destra del perizoma e in corrispondenza delle giunture delle braccia. Sul legno era stato steso uno strato preparatorio a base di gesso e colla animale, che si rivelava fragile a causa di bolle d’aria e sopra di esso la pellicola pittorica a tempera: molto chiaro il tono dell’incarnato costituito principalmente da biacca e ocre gialle. Sono stati dipinti dettagliatamente minuscoli particolari, come la peluria del pube e ciuffi di capelli nel collo; nel bordo del perizoma, originariamente bianco candido, essenzialmente a biacca in legante oleoproteico, è presente lungo tutti i bordi una fascia dorata a foglia con la tecnica a missione. La corona di spine doveva risultare in origine di un verde brillante. Il supporto ha subito un profondo attacco da insetti xilofagi provocando la caduta di piccole porzioni (alcune dita di mani e piedi, particolari della corona di spine e del perizoma), ma non un indebolimento strutturale; l’alto tasso di umidità presente nella chiesa ha favorito la formazione di fessurazioni, seppur limitate dall’ottima scelta del legno e dallo svuotamento dell’interno del tronco compreso il midollo. Tutte le policromie originali risultavano completamente ridipinte con una spessa e tenace stesura di un film aranciato a legante lipidico. Sembra che questo primo intervento si sia verificato alcuni secoli dopo l’esecuzione del manufatto che doveva già presentarsi molto degradato. Erano già presenti, prima di questo intervento, moltissime cadute e una completa decoesione o addirittura il distacco degli strati pittorici dal supporto. Le policromie originali risultavano particolarmente lacunose nel viso, nelle gambe, nelle braccia e nel perizoma, più conservate invece nel torace. Databile verso la metà del XIX secolo il secondo e completo intervento di ridipintura, visibile al momento del restauro, si presentava con l’incarnato scuro e il perizoma azzurro verde, policromia anch’essa molto degradata con ampie lacune di materiale compreso dagli strati sottostanti. In una prima fase si sono consolidate le parti della policromia decoese, dunque si è potuto dare inizio alla pulitura dalle polveri grasse, proseguendo poi con il fissaggio di tutta la superficie policroma e delle parti lignee, nonché la verifica degli incastri delle braccia. Terminata questa prima fase preparatoria del manufatto, si è dato quindi inizio alla fase più complessa dell’intervento che è consistita nell’asportazione delle ridipinture. Questa operazione è stata eseguita con apposite soluzioni e solventi organici in soluzioni liquide o addensate in base alle necessità riscontrate. Il restauro è proseguito sigillando con stuccature a gesso-colla e ritocchi ad acquarello le lacune materiali che si presentavano sulla superficie, successivamente è stato applicato un trattamento antitarlo e infine si è protetta la superficie del manufatto con la stesura di un film protettivo.

La scultura è collocata sopra l’iconostasi della celebre basilica veneto-bizantina di Torcello, risalente al VII secolo e riedificata nel 1008 per desiderio del neo-insediato vescovo Orso I Orseolo, figlio del doge Pietro II Orseolo: a tale ricostruzione risale l’attuale struttura della cattedrale. Il Crocifisso risale al XV secolo ed è posto a 11 m di altezza, addossato a una croce in legno dipinto di nero, probabilmente non originale. La scultura a tutto tondo è intagliata in legno di tiglio. Il massello principale di grandi dimensioni si estende dal collo ai piedi; la testa è assemblata al corpo mediante lunghi chiodi in ferro (la testa di uno di essi visibile all’interno della bocca del Cristo). L’autore rivela un’ottima conoscenza del supporto ligneo e delle tecniche di esecuzione, come emerge dalla metodologia di fissaggio delle braccia al torso, dove i grossi perni ricavati dagli stessi masselli costituenti gli arti sono alloggiati in apposite sedi scavate nel tronco e incollati. Sono evidenti molti altri masselli di dimensioni più ridotte che completano l’intaglio, fissati nella parte destra del perizoma e in corrispondenza delle giunture delle braccia. Sul legno era stato steso uno strato preparatorio a base di gesso e colla animale, che si rivelava fragile a causa di bolle d’aria e sopra di esso la pellicola pittorica a tempera: molto chiaro il tono dell’incarnato costituito principalmente da biacca e ocre gialle. Sono stati dipinti dettagliatamente minuscoli particolari, come la peluria del pube e ciuffi di capelli nel collo; nel bordo del perizoma, originariamente bianco candido, essenzialmente a biacca in legante oleoproteico, è presente lungo tutti i bordi una fascia dorata a foglia con la tecnica a missione. La corona di spine doveva risultare in origine di un verde brillante. Il supporto ha subito un profondo attacco da insetti xilofagi provocando la caduta di piccole porzioni (alcune dita di mani e piedi, particolari della corona di spine e del perizoma), ma non un indebolimento strutturale; l’alto tasso di umidità presente nella chiesa ha favorito la formazione di fessurazioni, seppur limitate dall’ottima scelta del legno e dallo svuotamento dell’interno del tronco compreso il midollo. Tutte le policromie originali risultavano completamente ridipinte con una spessa e tenace stesura di un film aranciato a legante lipidico. Sembra che questo primo intervento si sia verificato alcuni secoli dopo l’esecuzione del manufatto che doveva già presentarsi molto degradato. Erano già presenti, prima di questo intervento, moltissime cadute e una completa decoesione o addirittura il distacco degli strati pittorici dal supporto. Le policromie originali risultavano particolarmente lacunose nel viso, nelle gambe, nelle braccia e nel perizoma, più conservate invece nel torace. Databile verso la metà del XIX secolo il secondo e completo intervento di ridipintura, visibile al momento del restauro, si presentava con l’incarnato scuro e il perizoma azzurro verde, policromia anch’essa molto degradata con ampie lacune di materiale compreso dagli strati sottostanti. In una prima fase si sono consolidate le parti della policromia decoese, dunque si è potuto dare inizio alla pulitura dalle polveri grasse, proseguendo poi con il fissaggio di tutta la superficie policroma e delle parti lignee, nonché la verifica degli incastri delle braccia. Terminata questa prima fase preparatoria del manufatto, si è dato quindi inizio alla fase più complessa dell’intervento che è consistita nell’asportazione delle ridipinture. Questa operazione è stata eseguita con apposite soluzioni e solventi organici in soluzioni liquide o addensate in base alle necessità riscontrate. Il restauro è proseguito sigillando con stuccature a gesso-colla e ritocchi ad acquarello le lacune materiali che si presentavano sulla superficie, successivamente è stato applicato un trattamento antitarlo e infine si è protetta la superficie del manufatto con la stesura di un film protettivo.