Project Description

Croce stazionale scuola di Paolo Veneziano
chiesa dei Carmini, Venezia

 

progetto
restauro della Croce stazionale del XIV secolo

luogo
chiesa dei Carmini, Venezia

direzione lavori
Soprintendenza Speciale per il Patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Venezia e dei comuni della Gronda lagunare

ditta esecutrice
Erica Bianchini, Giulio Bono

donazione
Venetian Heritage

intervento svolto nell’ambito del programma UNESCO Comitati Privati Internazionali per la salvaguardia di Venezia

analisi multispettrali
Thierry Radelet

inizio lavori
gennaio 2011

fine lavori
gennaio 2012

finanziamento 
24.320,00€

 

L’opera si richiama alle croci veneziane trecentesche della bottega di Paolo Veneziano. Le prime testimonianze documentarie che attestano la presenza dei Carmelitani a Venezia risalgono agli anni ottanta del XIII secolo. Si deve attendere il 1348, anno in cui gran parte dell’Europa fu funestata dalla pandemia di peste, perché la chiesa di Santa Maria del Carmine, detta dei Carmini, venisse consacrata. Si fa risalire l’esecuzione della Croce stazionale alla metà del XIV secolo, secondo un modello molto diffuso in quel periodo nelle chiese della laguna. Non abbiamo notizie certe fino alla metà dell’Ottocento. Potrebbe essere uno sfortunato caso di assenza totale di documentazione relativa a quest’opera oppure, altra ipotesi, che la croce sia entrata ai Carmini soltanto in questo periodo, in coincidenza con importanti restauri all’edificio e con molte altre donazioni che avvengono proprio allora. La prima testimonianza sicura è fornita da Zanotto nel 1856.
Dalla testimonianza successiva, la scheda Berchet del 1898, sappiamo che la Croce era appesa alla parete destra della cappella absidale sinistra e nel frattempo aveva subito la ridipintura ed era stata dorata. Nel corso di quel radicale “restauro” sono stati aggiunti i trilobi. La campagna cognitiva condotta sull’opera nel 2011- 2012, grazie al finanziamento di Venetian Heritage, ha evidenziato l’estesa trasformazione della struttura e della pellicola pittorica originale sottostante gli estesi interventi di ridipintura. Il supporto risulta composto dall’assemblaggio di tre tavole di pioppo che formano il corpo verticale e i due bracci orizzontali. Le estremità trilobate, così come l’attuale cornice perimetrale, risultano non originali, frutto di un’integrazione ottocentesca. Nella fase iniziale del lavoro sono state eseguite analisi multispettrali per acquisire informazioni utili ai microtest stratigrafici volti a localizzare e quantificare la pellicola pittorica originale ancora esistente. L’indagine a infrarosso ha permesso di individuare la presenza di alcuni leggeri segni preparatori in parti del volto di Cristo e della capigliatura, unica zona a essere stata risparmiata dalla pesante ridipintura a olio che si estende ampiamente sulla croce e sulla figura di Cristo e sui fondi oro. Dall’indagine radiografica sono emersi dati significativi sulla discontinuità nella parte alta delle gambe del Cristo, a metà circa delle cosce, come dovuta a una successiva rigessatura del supporto ligneo e a una conseguente nuova stesura di film pittorico. Si può presumere che questo rifacimento, collocabile tra il XIX e il XX secolo, sia avvenuto a seguito di un qualche danno subito dalla tavola nella parte inferiore. Ciò sembra confermato dal risultato delle analisi microchimiche e stratigrafiche che hanno mostrato la presenza di una preparazione che risulta diversa e più chiara; il sottile film pittorico rosso-bruno presenta, nella miscela di terre naturali bruciate, anche tracce di bianco di zinco, pigmento quest’ultimo entrato in uso dopo gli anni trenta dell’Ottocento. La radiografia digitale ha inoltre consentito di evidenziare, nei bracci della croce, l’esistenza di una stesura originale sottostante con una diversa impostazione delle mani del Cristo, spostate più in alto nello spazio del braccio della croce. Si è inoltre visto il diverso andamento delle colature di sangue, grazie alla loro intensa radioopacità dovuta probabilmente all’impiego di un pigmento a base di cinabro. La seconda fase ricognitiva è consistita nell’esecuzione di piccoli test stratigrafici, condotti in diversi punti della figura di Cristo, per capire la consistenza della pittura originale sottostante. Si è dunque partiti aprendo delle microfinestre sui bracci orizzontali della croce. Si è anche messo in luce il fondo della croce lignea che appare di colore blu, molto probabilmente a base di azzurrite. Concludendo, dato che a seguito delle indagini svolte ci si è resi conto di quanto parziale e assai ridotta sia la porzione di pittura originale tuttora presente, circoscritta solo alla testa e alle due braccia del Cristo e a una ridottissima fascia del busto, considerata anche la funzione devozionale dell’immagine sacra, ormai storicizzatasi nella sua veste attuale, e tenuto anche conto della funzione liturgica che l’opera svolge in dipendenza al contesto in cui si trova, si è deciso di mantenerla nella sua forma attuale e di operare una semplice manutenzione, limitandosi a una spolveratura, alla disinfestazione, alla pulitura superficiale e al fissaggio delle parti sollevate.