Project Description

Cappella dell’arca di Sant’Antonio
basilica di Sant’Antonio, Padova

 

progetto
restauro della cappella dell’Arca di Sant’Antonio

luogo
chiesa di Sant’Antonio, Padova

direzione lavori
Lamberto Brisighella per la Veneranda Arca di Sant’Antonio

ditte esecutrici
Sansovino s.n.c., Venezia

donazione
Fondazione Ca.Ri.Pa.Ro;
Venetian Heritage

inizio lavori
aprile 2008

fine lavori
maggio 2009

finanziamento 
180.000,00€

La cappella occupa il braccio sinistro del transetto principale della basilica ed è il frutto di un suo radicale rifacimento avvenuto nell’arco del XVI secolo, e concluso solo nel XVII secolo per la parte degli ornati, con ulteriori contributi e arricchimenti anche nel corso del XVIII. La numerosa schiera di artisti che vi lavorarono rende talora complessa l’attribuzione di alcune opere, come pure la paternità progettuale dell’insieme che costituisce uno dei più grandi capolavori del Rinascimento italiano. La maggior parte degli storici concorda, tuttavia, nell’attribuire a Tullio Lombardo l’idea progettuale di questo manufatto, mentre la direzione dei lavori venne assunta dal proto Giovanni Minello, assistito dal figlio Antonio e da altri scultori formatisi alla scuola dei Lombardo, tutti eccellenti lapicidi, educati al più raffinato linguaggio ornamentale della classicità rivisitata. A Minello, che diresse i lavori per oltre vent’anni (1500-1521), successe nell’incarico di proto Giovanni Maria Falconetto che provvide al completamento della facciata e della magnifica volta in stucco con dorature, il cui disegno, secondo consolidata tradizione, proviene da uno dei cartoni creati dalla prolifica bottega romana di Raffaello. L’esecuzione dei nove altorilievi raffiguranti i miracoli del santo occupò un periodo di tempo di circa settant’anni: dal 1501, anno in cui i rilievi dei miracoli Il santo che fa parlare il neonato e Il piede riattaccato vennero commissionati rispettivamente ad Antonio e Tullio Lombardo, al 1577 quando Gerolamo Campagna completò il rilievo del Santo che risuscita il giovane assassinato, iniziato dal suo maestro Danese Cattaneo nel 1572. L’altare, che contiene la tomba o Arca del Santo, venne ridefinito nella forma attuale da Tiziano Aspetti tra il 1593 e il 1594. La forma originale di questo altare elevato su sette gradini e racchiuso da balaustre e cancello, riprende alcuni spunti e soggetti iconologici dell’altare maggiore donatelliano, con la statua bronzea di Sant’Antonio fiancheggiata da San Ludovico d’Angiò e da San Bonaventura, mentre sulla balaustra si elevano quattro angeli reggicero sempre in bronzo. Altri elementi ornamentali furono inseriti per arricchire la mensa nel 1742, come il tabernacolo, le carteglorie e il paliotto. A completare il ricchissimo apparato decorativo della cappella, tra la fine del Seicento e l’inizio del Settecento; i magnifici candelabri in argento massiccio, realizzati dal veneziano Giovanni Balbi, che si elevano su raffinate basi marmoree, opere una di Filippo Parodi (1689) e l’altra di Orazio Marinali (1712). L’intervento, finanziato da Venetian Heritage e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova Rovigo ha riguardato l’intera cappella dell’Arca del Santo (eccetto il soffitto e la facciata che sono stati restaurati nel 1999- 2000), «cuore» della basilica, il luogo più venerato e amato dai milioni di pellegrini che si recano incessantemente alla tomba di Sant’Antonio. Gli altorilievi versavano in uno stato di conservazione fortemente critico a causa della presenza di umidità che si infiltrava dalla muratura esterna esposta a nord. Inoltre secoli di fumi di candela, di svariati trattamenti incoerenti e il flusso di oltre quattro milioni di pellegrini che, ogni anno, si recano nella cappella per rendere omaggio al santo dei miracoli, avevano causato una situazione di degrado diffuso. Si è trattato di un intervento non solo di superficie ma anche di struttura. La cappella, rivolta a nord, ha avuto problemi di conservazione sin dal Trecento, tanto da richiedere, appunto in epoca cinquecentesca, il totale rinnovamento con la sostituzione delle originali decorazioni a fresco con marmi e bronzi. Di qui il progetto di restauro che è partito dalle strutture murarie, risanandole definitivamente, fino agli altorilievi e all’altare. Ciò ha richiesto anche la traslazione temporanea delle spoglie del Santo.