Project Description

Busto di Pietro Zen
opera di Alessandro Vittoria, Bode Museum, Berlino

progetto
restauro del busto di Pietro Zen, opera di Alessandro Vittoria

luogo
Bode Museum, Berlino

direzione lavori
Stadtmuseum, Berlino, Fondazione per il patrimonio culturale prussiano, collezione di sculture

donazione
Venetian Heritage

inizio lavori
luglio 2010

fine lavori
settembre 2010

finanziamento 
10.000,00€

Il busto di Pietro Zen di Alessandro Vittoria figura fra le più importanti opere del Rinascimento veneziano della  collezione del Bode Museum. Fu acquisito nel 1841 da Gustav Waagen, il primo direttore della Gemäldegalerie di Berlino, dalla collezione Pajaro di Venezia, insieme ad un altro busto di Vittoria, quello di Ottavio Grimani. Mentre questo sopravvisse indenne alla seconda guerra mondiale, il busto di Zen venne gravemente danneggiato negli incendi che imperversarono negli ultimi giorni della guerra nel bunker di Friedrichshain, dove furono depositate molte opere dei musei di Berlino. Il busto venne portato in Unione Sovietica dopo la guerra e ritornò a Berlino Est nel 1958. È rimasto nei depositi del museo fino al restauro del 2010 finanziato da Venetian Heritage.
L’incendio aveva causato danni alla superficie marmorea che presentava ampie zone annerite, brunite o ingiallite. Inoltre il fuoco aveva provocato ampie aree lacunose: nella testa mancavano entrambi i padiglioni auricolari, mentre il colletto e le pieghe del mantello, nel punto in cui è fissato da una spilla sulla spalla destra, erano interrotti da evidenti scheggiature. Inoltre, come testimoniano alcune fotografie realizzate nel 1933, una lunga crepa attraversava orizzontalmente il lato sinistro del busto trapassandolo dal fronte alla schiena. Risultava disperso il piedistallo, che è stato possibile ricostruire accuratamente attraverso le immagini della stessa campagna fotografica del 1933.
Il restauro si è proposto l’obiettivo di ripristinare le condizioni e l’aspetto primari del busto. Si è proceduto, quindi, con la separazione della testa dal busto originariamente connessi attraverso un perno di bronzo che attraversava il collo. È seguita un’operazione di pulitura generale attraverso microvaporizzatore, e quindi un’ulteriore fase di rimozione dei depositi neri e bruni dovuti ai depositi della combustione. Lo sbiancamento è stato così ottenuto ricorrendo a spugnature di trementina e successivamente di potassio fosfato, lavato con acqua distillata, utilizzata anche per rimuovere i depositi salini. Un ulteriore intervento è stato volto a impedire il deterioramento delle parti instabili.
Oltre alla ricostruzione del piedistallo, sono stati rifatti i padiglioni auricolari ricorrendo alle fotografie scattate prima dell’incendio, e a un calco in gesso eseguito prima della guerra.
È stato quindi realizzato uno stampo fedele all’originale con cui si è modellato un impasto di polvere di quarzo e marmo, di un colore simile alla superficie originale del marmo. Lo stesso procedimento è stato utilizzato per ricostruire altre vistose lacune. La fase conclusiva del restauro ha riguardato il ripristino dell’aspetto della superficie marmorea, sia per quanto concerne la tonalità cromatica che la lucidità, mentre il nuovo piedistallo è stato trattato al fine di ottenere un’adeguata patina di invecchiamento.