Project Description

Erminia e Vaprino si imbattono in Tancredi ferito dopo il duello con Argante
restauro del dipinto su tela di Giannantonio Guardi, 1750-1755 ca.
Gallerie dell’Accademia, Venezia

 

progetto
restauro del dipinto su tela “Erminia e Vaprino si imbattono in Tancredi ferito dopo il duello con Argante” opera di Giannantonio Guardi, 1750-1755 ca.

luogo
Gallerie dell’Accademia, Venezia

direzione lavori
Michele Nicolacci

ditte esecutrici
Erika Bianchini

donazione
Venetian Heritage

inizio lavori
settembre 2020

fine lavori
lavori in corso

finanziamento 
33.980,00 €

 

Il dipinto “Erminia e Vaprino si imbattono in Tancredi ferito dopo il duello con Argante” è un’opera dell’artista Giannantonio Guardi realizzata tra il 1750 e il 1755.
Giannantonio Guardi è un artista complesso, fratello del ben più noto Francesco, che insieme a Canaletto e a Bernardo Bellotto diede il là alla grande stagione del vedutismo veneziano, nonché fratello di Maria Cecilia, che giovanissima sposò Giambattista Tiepolo.
Il dipinto, l’unico dell’artista presente nelle collezioni delle Gallerie dell’Accademia, fu recuperato in una raccolta inglese da Rodolfo Siviero, agente segreto e storico dell’arte noto per il recupero di numerose opere d’arte trafugate dall’Italia nel corso della Seconda Guerra Mondiale.
L’opera rappresenta il canto XIX del poema eroico Gerusalemme Liberata scritto da Torquato Tasso (XVI secolo): la principessa pagana Erminia, abbandonato l’asilo dei pastori, decide di unirsi all’esercito che dall’Egitto sta muovendo verso Gerusalemme, ormai sotto assedio, per dare man forte agli assediati. Poco dopo, Erminia incontra Vaprino, scudiero del cavaliere cristiano Tancredi, il quale era stato inviato nell’accampamento saraceno come spia. Erminia non denuncia lo scudiero, ma anzi gli chiede di ricondurla con sé a Gerusalemme. Durante la marcia i due si imbattono nel cadavere del terribile guerriero musulmano Argante e poco oltre scorgono il corpo esanime di Tancredi. Dapprima creduto morto, il cavaliere crociato viene curato da Erminia che arriva al punto da confessare il suo amore al giovane, il quale purtroppo non può sentirla perché privo di sensi.
Probabilmente l’opera di Guardi faceva parte di una serie di tredici tele ispirate a un’edizione della Gerusalemme Liberata con incisioni di Giovan Battista Piazzetta che Guardi reinterpreta con un cromatismo freschissimo, una pennellata ariosa e un gusto teatrale che accentua la musicalità della grazia tipicamente rococò della composizione.
L’opera, attualmente sottoposta a un restauro conservativo, sarà esposta nella Sala 5 al pianterreno delle Gallerie dell’Accademia, il cui allestimento, interamente dedicato alla pittura del Settecento veneziano, rientra in un altro progetto finanziato da Venetian Heritage.