Project Description

DOMUS GRIMANI
Manutenzione del primo piano nobile in occasione dell’allestimento della mostra
DOMUS GRIMANI – LA SALA DEL DOGE


Museo di Palazzo Grimani, Venezia

 

 

progetto
Organizzazione della mostra DOMUS GRIMANI – LA SALA DEL DOGE e manutenzione del primo piano nobile del museo di Palazzo Grimani

luogo
Venezia, Museo di Palazzo Grimani

direzione lavori
Guido Jaccarino

ditte esecutrici
Uni.S.Ve.
SpazioLuce
Vianello
Rubelli
Artefab
Tappezzeria Salgaro
Studio Modena Ingegneria
Jonathan Ceolin
Acqua
Jonathan Hoyte
Falegnameria Davanzo
CBC – Conservazione Beni Culturali
Fabio Fardin
Gino Feltrin

donazione
Venetian Heritage
Gagosian
Fondazione Violetta Caprotti
Fondazione Cologni Mestieri d’Arte

inizio lavori
gennaio 2021

fine lavori
maggio 2021

finanziamento
€ 492.544,00

 

 

Palazzo Grimani a santa Maria Formosa è l’unica dimora concepita alla romana a Venezia. Unicità che si riflette sugli ampliamenti dell’antico palazzo gotico, il quale fu innalzato originariamente con pianta a L, caratteristica tipica dell’edilizia veneziana del XIV e XV secolo, e fu trasformato – per volere dell’illuminato proprietario il patriarca Giovanni – in una domus romana, con tanto di peristilio, con sale decorate con affreschi e stucchi mai visti prima in laguna, eseguiti da artisti foresti, già attivi presso la corte dei papi nella Città Eterna.

Il vetusto edificio fu acquistato all’inizio del XVI secolo dal doge Antonio, capostipite dei Grimani del ramo detto di Santa Maria Formosa e subì varie trasformazioni e ampliamenti, fino a raggiungere la forma attuale durante la seconda metà del Cinquecento. La decorazione degli interni della dimora fu molto probabilmente orchestrata dal patriarca di Aquileia e dal fratello Vettore, per ospitare le celebri collezioni.  Nel maggio 2019 è stata inaugurata la mostra Domus Grimani, la collezione di sculture classiche a palazzo dopo quattro secoli, una speciale esposizione organizzata grazie al sostegno di Venetian Heritage, con l’intento di ricollocare le sculture greche e romane nella celebre Tribuna dopo quattrocento anni, e allo stesso tempo di promuovere e valorizzare il patrimonio artistico statale esistente.

Forti del successo ottenuto nel 2019 Venetian Heritage – in collaborazione con la Direzione Regionale Musei Veneto MIC – ha deciso di finanziare il nuovo progetto espositivo dedicato al riallestimento della Sala del doge, riportando nella collocazione originaria una serie di sculture classiche che fino alla fine del Cinquecento decoravano le pareti del magnifico ambiente dedicato al doge Antonio e ideato da Giovanni Grimani.

Con l’oc­casione sono stati realizzati importanti lavori di restauro e manutenzione degli am­bienti, sostenuti da Venetian Heritage, di tutto il primo piano nobile del palazzo, che è stato dotato di un nuovo impianto di riscaldamento e illuminotecnico.

Particolarmente degno di nota, tra gli interventi eseguiti, è il ripristino della configurazione originaria della Sala di Psiche, un ambiente prospicente il rio di San Severo e inserito nel nuovo percorso di mostra. Presumibilmente agli inizi del Novecento la Sala di Psiche fu divisa in due sale più piccole tramite l’elevazione di un tramezzo. Nell’assetto architettonico definitosi negli anni trenta del Cinquecento, il soffitto era decorato con cinque dipinti che raffiguravano la favola di Amore e Psiche narrata da Apuleio, inseriti in una struttura lignea a cassettoni. Al centro si poteva ammirare il dipinto ottagonale realizzato su tavola da Francesco Salviati nel 1539, raffigurante Psiche venerata come una dea per la sua bellezza. Nel 2006 il Ministero della Cultura acquistò sul mercato antiquario la tela, probabile copia antica dell’originale perduto di Francesco Salviati. Gli altri dipinti, di cui solo uno noto e conservato in collezione privata, erano opera di Francesco Menzocchi.

Con l’intento di ripristinare lo spazio originario della sala e di consolidare la struttura del solaio, è stata demolita la parete divisoria incoerente, in accordo con la Soprintendenza di competenza. Durante i lavori è stata ritrovata una canna fumaria, la quale ha rivelato l’esistenza di un grande camino di cui si erano perse le tracce. Unica testimonianza della decorazione originaria del camino è la grande lastra in pietra tenera di Vicenza, rinvenuta durante il consolidamento delle murature, sulla quale è scolpita in rilievo una salamandra tra le fiamme.

Nella sala, che ha ora riacquistato le sue proporzioni cinquecentesche, si possono meglio apprezzare i lacerti degli affreschi raffiguranti due candelabre con uccelli e pesci, datati intorno al 1560 e riferibili a Camillo Mantovano, probabilmente ispirato dai cartoni delle celebri decorazioni di Giovanni da Udine nelle Logge Vaticane. Al centro del soffitto è stata collocata la tela ottagonale, mentre nelle quattro nicchie sopra le porte sono esposte quattro teste classiche provenienti dai depositi del Museo Archeologico Nazionale di Venezia.