Project Description

Cattedrale di San Marco
restauro della facciata, del campanile e della cappella di San Rocco, Curzola, Croazia

progetto
restauro della facciata, del campanile e della cappella di San Rocco

luogo
cattedrale di San Marco, Curzola, Croazia

direzione lavori
Ministero della cultura,
Dipartimento di conservazione di Dubrovnik

ditte esecutrici
Firentinac, Traù;
M.T. Kristal, Dubrovnik;
Divo Drazic, Dubrovnik

donazione
Japan Tobacco International Co.;
Regione del Veneto;
Neda Young;
Venetian Heritage

inizio lavori
gennaio 2012

fine lavori
luglio 2013

finanziamento
417.000,00 €

La chiesa

La cattedrale di San Marco fu costruita agli inizi del XV secolo in stile gotico fiorito da maestranze curzolane, utilizzando pietra calcarea locale proveniente dalle vicine isole di Vrnik e di Kamenjak; del precedente edificio rimangono come testimonianza le tre absidi. Il primo mastro fu Hranic Dragoevic di Curzola (Korcula), al quale seguirono Ratko Ivancic e Jacopo Correr da Trani. Verso la fine del XV secolo, periodo in cui la cattedrale fu portata a termine, vi lavorò il più noto Marko Andrijic (†1507), il quale scolpì il rosone centrale, il fregio del timpano e costruì il coronamento del campanile. Nel 1525 iniziarono i lavori di costruzione della cappella di San Rocco. La facciata della chiesa è costruita con blocchi di pietra lisci e non rispecchia la disposizione delle navate interne. Le decorazioni scultoree si concentrano sul timpano, sul rosone e sul portale centrale, quest’ultimo opera del maestro lombardo Bonino da Milano (autore anche del portale della cattedrale di Sebenico e delle cappelle gotiche nella cattedrale di Spalato, già Mausoleo di Diocleziano restaurate da Venetian Heritage nel 2003). Sull’architrave del portale si legge in lettere capitali: «d.o.m.b.m. v.do q marco evang. sacrvm» (deo optimo maximo beatae mariae virgini divoque marco evangelistae sacrum). All’interno della lunetta è collocata la statua del santo titolare della cattedrale in vesti episcopali, seduto su un trono coperto da cuscini, ritratto nell’atto di benedire con la mano destra, mentre con la sinistra sorregge il Vangelo da lui scritto. Secondo quanto affermato da Milan Prelog nell’articolo Dalmatinski opus Bonino da Milano (Le opere dalmate di Bonino da Milano), Bonino è citato per la prima volta in Dalmazia nel 1412 proprio in merito alla costruzione di questa cattedrale. Non si è mai posta la giusta attenzione su questo dato, né sono state ricercate tracce delle sue opere in cattedrale, sebbene dal testo di un atto notarile si deduca che Bonino ha chiaramente avuto una posizione di rilievo nella costruzione dell’edificio. Il 25 agosto del 1412 si stabilì che uno scalpellino locale, chiamato Toma Zubovic, lavorasse secondo il progetto affidatogli dal maestro Bonino. Poco dopo, nel 1417, troviamo il nome di Bonino per la prima volta a Dubrovnik; lo stesso anno e quello seguente, viene menzionato negli atti della costruzione della chiesa di San Biagio, distrutta dal terremoto nel 1667. In seguito si cita il maestro sempre a Dubrovnik nel dicembre 1422 quando ricevette l’incarico per la costruzione del ballatoio in pietra nel Palazzo del Rettore, sede del governo della Repubblica di Ragusa. Il dato successivo sull’opera di Bonino è la sua firma per la costruzione della cappella di San Doimo nella cattedrale di Spalato del 1427, anche se era già attivo nella stessa città da diversi anni. Gli ultimi documenti d’archivio su Bonino ci portano a Sebenico, dove il maestro lavorava nel 1429. Dopo aver analizzato il portale della cattedrale di Sebenico non è difficile riconoscere la mano del maestro nel portale della cattedrale di San Marco di Curzola, sia negli elementi figurativi che in quelli decorativi e architettonici. Il portale curzolano mostra più arcaismi rispetto a quello di Sebenico, soprattutto nella cornice esterna, dove si notano alcuni motivi tipici del romanico, come i leoni stilofori che lacerano le prede, le figure rannicchiate di Adamo ed Eva e gli eleganti nodi sui pilastri. Nel portale, nonostante questi elementi di gusto ancora trecentesco, si riscontrano anche elementi tipici del gotico fiorito come il fondo della lunetta traforato con motivi geometrici quadrilobati e allungati. Anche nella figura di San Marco posta nella lunetta si ritrovano tutti quei dettagli formali che caratterizzano le figure dei santi eseguiti da Bonino. Nel vasto gruppo di figure scolpite da Bonino bisogna infine includere il rilievo della lunetta del portale laterale curzolano dedicato a San Giacomo, il quale dà accesso alla navata destra della cattedrale. Al di sopra del portale principale si apre il grande rosone, opera dello scultore Marko Andrijic. La cornice esterna dello stesso è decorata con quattro mascheroni in rilievo. Al centro del rosone sono distribuite a raggiera diciotto colonnine le quali terminano su archetti trilobati e tondi quadrilobati. La parte finale della facciata è riccamente scolpita con motivi floreali e architettonici. Sulla sommità del timpano vi è il busto di un giovane in camicia alla moda del tempo, con capelli lunghi e diadema in testa. Il campanile è connesso alla parte anteriore della facciata della cattedrale con la quale è in linea, ma non è stato costruito parallelo alla stessa. La parte inferiore è composta da blocchi di pietra massicci i quali sono interrotti dalle finestre del primo e del secondo piano. Nella parte terminale il campanile è decorato e aperto con un loggiato coperto e una cupola sulla quale è posta la lanterna. I piani sono divisi da una cornice decorata con foglie verticali. Al primo piano vi sono finestre di stile romanico, l’orologio e un’apertura circolare sulla quale si trova una sfera che indica i cambiamenti lunari. Al secondo piano vi sono due doppie aperture ad arco acuto, mentre quelle sul lato meridionale terminano dritte. Sugli angoli di questo piano sono state inserite piccole teste di leoni e teste umane. Nella parte frontale della balaustra è scolpito in rilievo il leone di San Marco in piedi; sulla facciata nord del campanile si nota lo stemma del vescovo Tommaso Malumbra; sul lato opposto lo stemma del principe Nicola Mule e nella parte sud lo stemma del principe Zorzi Viaro. La parte finale del campanile è composta da una loggia ottagonale coperta dalla cupolina e dalla lanterna, sempre ottagonale. La loggia ha otto pilastri formati da gruppi di semipilastri. La cupola è separata in otto parti da costoloni lapidei portanti, colmati tra loro con lastre di pietra. Marko Andrijic ebbe un’importanza straordinaria per l’arte dalmata in generale e per l’architettura in particolare. I suoi migliori contributi nella cattedrale della sua città sono il ciborio sull’altare maggiore e la parte superiore del campanile che, insieme ai suoi ultimi lavori, come il campanile della chiesa francescana di Hvar, divennero un modello per tutta una serie di campanili di chiese rinascimentali e barocche dalmate. La costruzione del campanile della cattedrale di Curzola continuò per tutta la prima metà del XV secolo.

Il restauro

La superficie lapidea era parzialmente coperta da croste nere di vario spessore, soprattutto nelle zone non soggette all’azione solvente dell’acqua piovana (nella parte interna delle colonne, nei sottosquadri dei capitelli e in particolare nelle parti più protette della lunetta e di tutti gli elementi scolpiti del cornicione del timpano). Si nota una diffusa patina giallastra coerente, la quale è stata conservata. Le vecchie stuccature avevano perso le loro caratteristiche di adesione e compattezza. Erano visibili varie lacune diffuse, reintegrate con malte non idonee per colore e composizione, alcune di natura cementizia probabilmente eseguite durante interventi di manutenzione precedenti (soprattutto nella parte inferiore del portale). Tutte le integrazioni cementizie sono state rimosse e sostituite con malte idonee. Le condizioni statiche della parte superiore della facciata erano pessime. Tutti gli elementi lapidei che compongono il timpano erano sconnessi tra loro. Gli elementi in ferro che fungevano da ancoraggio tra i blocchi e la struttura sottostante erano completamente ossidati, e in alcuni casi non più esistenti. Inoltre l’ossidazione degli stessi aveva provocato la dilatazione del ferro e di conseguenza la fessurazione di molti blocchi lapidei. In corso d’opera è stato quindi deciso di smontare completamente l’ordine architettonico superiore della facciata per poter rimuovere tutti gli elementi in ferro, i quali sono stati sostituiti con nuovi perni e graffe in acciaio inox. Le impalcature sono state modificate per poter sostenere il peso provocato dalle operazioni di smontaggio dei blocchi in pietra del timpano. Sono stati inoltre eseguiti alcuni tasselli in pietra per colmare le lacune più estese di superficie lapidea mancante.

La cappella di San Rocco

La cappella di San Rocco fu costruita nel 1525 accanto alla navata settentrionale della cattedrale, per opera del maestro Marko Milic Pavovlic, come ex voto degli abitanti di Curzola, all’epoca afflitti da una grave pestilenza. La facciata costruita con blocchi lisci di pietra calcarea locale, si trova in asse con la facciata della cattedrale e del campanile; due piccole finestre rettangolari con arco a ogiva si aprono ai lati del portale centrale, il quale è sormontato da una lunetta semicircolare dov’è collocata la statua del santo titolare. Le dimensioni della statua sono forse troppo grandi rispetto alla lunetta stessa. Sulla sommità della lunetta poggia il busto della Vergine con Bambino e ai lati sono collocati due stemmi nobiliari scolpiti in rilievo. La facciata termina con un cornicione riccamente scolpito con motivi floreali.

Il restauro

Il cornicione decorato era ricoperto da uno strato aderente di microrganismi, con ogni probabilità muschi e cianobatteri, che si erano sviluppati dove si depositavano humus e terriccio. Questi muschi attaccano i materiali porosi e tramite la produzione di acidi organici, degradano il substrato carbonatico della pietra. Hanno patine variabili per colore, estensione e spessore (grigio o nero nel caso dei cianobatteri). Purtroppo la superficie lapidea è stata aggredita seriamente da tale crosta di origine biologica e risulta ora irregolare ed estremamente porosa. Il paramento murario non presentava gravi problematiche statiche. La crosta nera era visibile solo in alcune zone sottostanti le sculture e i rilievi. I licheni erano diffusi su tutta la superficie lapidea. Alcuni blocchi di pietra hanno una piacevole patina naturale color ocra che è stata mantenuta. Erano presenti in modo diffuso alcune piante infestanti, come le Parietarie, le cui radici si insinuavano tra i blocchi di pietra provocando infiltrazioni d’acqua all’interno dell’edificio. La maggior parte delle stuccature non erano originali, ma di fattura cementizia e decoese. Il portale si presentava con zone di crosta nera di spessore variabile nel sottarco, nella parte posteriore del santo e nei sottosquadra in generale. La statua della Vergine e gli stemmi laterali hanno superfici corrose dall’azione della pioggia ed erano ricoperti da microrganismi grigiastri. Il bastone del santo è stato gravemente danneggiato in passato e la parte superiore è andata persa; all’interno vi era un perno in rame spezzato. Sono ben visibili alcune fratture sulle gambe della statua di San Rocco, di cui due più importanti all’altezza delle ginocchia, malamente stuccate con gesso durante un intervento di restauro non documentato. Probabilmente anche l’intonaco cementizio applicato sul fondo della lunetta, attualmente rimosso e sostituito con un intonaco a base di calce e polvere di pietra, fu eseguito nello stesso periodo della riparazione della statua.